Tu sei una persona che scrive. Hai appena finito di scrivere qualcosa: le pagine di un romanzo dove hai scritto la tua storia, le pagine di un manuale dove hai raccontato il tuo lavoro. Quelle parole ora vorresti vederla tra le pagine rilegate, sotto una copertina spessa e con impresso il tuo nome e cognome. Sei di sicuro la persona più indicata per scrivere la storia che hai vissuto o inventato, o per raccontare in ogni dettaglio il lavoro che svolgi da anni. E questo fa di te un autore, ma non è detto che faccia di te anche uno scrittore. Avere inventato una storia non significa averla anche scritta in quella forma così pronta per ospitare un pubblico di lettori. L’ospitalità di una pagina scritta è uno spazio che sa disegnare solo la scrittura di editing.
È un po’ quello che accade nel cinema. Il regista del film è capace di fare le riprese delle scene, di produrre il girato, ma poi ha bisogno di un regista montatore per montare le scene scelte secondo il filo narrativo della sceneggiatura. Tra le scene girate sul set e il film proiettato al cinema c’è il lavoro del montatore. Accade la stessa cosa nella produzione di un libro. L’autore è capace di tradurre in parole quello che ha inventato o vissuto, di produrre il manoscritto, ma poi ha bisogno di un editor per rendere quelle pagine ospitali per il lettore.
L’inedito da valutare, il talento da indirizzare, il manoscritto da leggere, il filo del discorso da costruire, il filo narrativo da ricucire, le bozze da correggere, mettici anche i refusi da scovare. Il mio lavoro convive con il tuo lavoro, autore. È fatto di parole da cancellare, di frasi da rimontare, di pagine da riscrivere. È fatto di una nuova versione del manoscritto da consegnare all’autore, della scrittura definitiva del testo da inviare allo stampatore perché diventi. Tra te e quello che hai in mano c’è uno scritto che non è ancora un libro, ma potrebbe diventarlo. Ecco, tra il potrebbe diventarlo ed è diventato c’è il mio lavoro. Il lavoro di editing.