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27 marzo 2018

La scrittura stravaccata sul divano.

L'ora legale ti augura una primavera piena di parole solari. È il sacrosanto diritto del lettore di vederci chiaro nelle parole che scrivi. Perché la scrittura chiara non nobìlita il lavoro con la cultura in azienda, ma mobìlita le parole con la coltura del lavoro sulla pagina.

Una rondine di primo mattino non fa primavera. Ma un cinguettio di qualsiasi specie la annuncia. Una parola pigra, nella sua sedentaria fatica, non fa scrittura. Ma allenarsi a scegliere parole sveglie – e già in piedi – la rimette in forma.

Sveglia! Alzati e disciplina le parole della tua azienda. La scrittura non è uno spazio di libertà: la scrittura è un luogo di privazione. Per imparare a scrivere bisogna imparare a fare a meno. E avere più coraggio di togliersi di dosso la pigrizia che non rende giustizia alla parola scrittura.

Efficace è la parola più pigra della lingua italiana. E In ottica di è la locuzione più sdraiata sulla scrittura delle aziende. Poltrire con determinazione sul divano della frase è il loro lavoro. Fare la loro scelta quando scrivi è uno sbaglio con incorporato un fisiologico sbadiglio. Il tuo lettore aprirà la bocca per manifestare sonnolenza, non appetenza.

Le parole spaparanzate sul divano sono come il cibo fritto e ricco di grassi saturi: la loro digestione rallenta il lato atletico del cervello e risveglia il lato pigro dei neuroni. È così che le parole bamboccione come significatività, sfera d’azione, le sfide del mercato, il senso di appartenenza, la linfa vitale si ritrovano a fare salotto con le parole schizzinose come destinate a lasciare il segno, atti a testimoniare, mappatura delle risorse, maggiore profondità d’analisi.

Beh, non devi scendere di molto con l’analisi per capire che la vita mondana delle parole non è una compagnia sana per il lettore. Esci dalla stanza del tè con i biscotti ed entra in cucina per fare il tè e i biscotti. Libera la scrittura dal sequestro dei linguaggi. Restituiscila alla sua famiglia: la lingua madre.

L’ora legale è arrivata per augurarti una primavera piena di parole solari. È il sacrosanto diritto del lettore di vederci chiaro nelle parole che scrivi. Perché la scrittura chiara non nobìlita il lavoro con la cultura in azienda, ma mobìlita le parole con la coltura del lavoro sulla pagina. E con tutti i filtri della lingua.

Devi abbassare il tono e tirare fuori un suono: la voce. Smontare la penna e rimontare una lingua. Sollevare di peso l’efficace pigrizia stravaccata sui divani dei linguaggi: aziendale, burocratico, informatico, bancario, accademico, di marketing, seo. E sprimacciare i cuscini che hanno preso la loro impronta sempre più digitale.

È la conseguenza della digitalizzazione della conoscenza apparentata con la prestidigitazione della competenza: un’associazione a delinquere di stampo copioso. Fa stragi di parole ovunque. L’incontinenza sulla tastiera del polpastrello del recruiter che ti dice come scrivere un curriculum. L’incompetenza in rete dell’influencer che ti promette una vita facile sulla tastiera con i suoi incantesimi.

Sono reati di sedentarietà organizzata. Leggiamo troppo con i neuroni sdraiati perché leggiamo troppi libri sbagliati: i manuali. Lì dentro muore la materia prima della carta insieme alla materia prima della scrittura: la lingua. La sua morte assistita trova ausilio accademico in molte facoltà. La sua sopravvivenza trova asilo salvifico negli a capo del poeta.

Più righe a capo.
Meno manuali nel capo.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di scrittura per le aziende.

© 2018 Mamy

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