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24 aprile 2016

La scrittura con la marcia in più.

Accorci e allunghi le frasi per alternare la velocità e il rallentamento della scrittura. Così, il lettore sentirà il piacere del suo suono se farai della melodia il motore del testo, dell’armonia le ruote su cui le frasi si muovono, del ritmo il cambio di trasmissione delle parole.

Quando ti metti a scrivere è come se ti mettessi al pianoforte. Il tuo testo deve uscire come un suono dalle mani sulla tastiera: ogni frase che scrivi deve conquistarsi il suo orecchio. Così, il lettore ascolta quello che legge perché sente quello che dentro di lui risuona.

Se non risuona è perché le frasi che hai scritto erano frasi senza un suono. E quando una cosa non suona, non arriva. Il tuo testo arriva nella mente del lettore solo se è la tua scrittura per prima a risuonare. Batte sui tasti. Crea una melodia. Cresce con il ritmo. Si diffonde in armonia.

Che la scrittura ascolti più musica, quindi. Che le parole si mettano le cuffie e imparino a fare come le note. Correre e rincorrersi lungo la strada segnata dal ritmo. Che le frasi di un testo facciano come i pentagrammi di uno spartito. Rincorrersi l’una con l’altra per morsicarsi. Più quella che precede corre per morsicare quella che insegue. Più quella inseguita corre per fuggire, e rincorre per morsicare quella che la precede. Questo rincorrersi per morsicare costruisce il ritmo del testo.

Il ritmo è la parte fisica della scrittura. Quando c’è, leggere è come toccare le parole con mano. È la struttura del testo che tiene alta l’attenzione del lettore. Se c’è il ritmo, tutte le cose di cui è fatta la scrittura – la grammatica, il senso, l’argomentazione – stanno in piedi. Perché dalla testa ai piedi, tutto il corpo del testo è composto di unità che, in diversa misura, determinano il suo movimento.

Stai leggendo una frase che ha otto parole. Prova a contarle e vedrai che sono otto. Le frasi di otto parole sono letture piacevoli. Ma se sono ripetute troppo diventano letture monotone. Ascolta che cosa sta succedendo alla frase. È davvero un suono che annoia alla lettura. Al nostro orecchio sembra come un disco rotto. Ora leggi queste frasi. E ascolta. Ho cambiato la lunghezza per dare più ritmo alle frasi. Il tempo di lettura di ogni frase a volte si allunga. A volte si accorcia. Questo significa mettere le marce alla scrittura. È la scrittura che tiene sveglia la lettura: non fa addormentare il lettore. Quindi, taglia le frasi: usa i due punti al posto delle parole. Metti le virgole dentro le frasi, e fermale prima che le frasi finiscano troppo lontano. Mettici il punto. Legale tra di loro.

La melodia è la parte chimica della scrittura: l’affinità elettiva. Lega le parole di una frase, e le frasi di un testo. Favorisce la tendenza che hanno le parole di reagire fra loro secondo una formula che chi scrive sceglie di dare alla frase. Sostantivi, verbi, aggettivi, preposizioni semplici, articoli: collocarli al suo interno secondo la composizione scelta, determina un’attrazione reciproca tra una parola e le parole che le stanno attorno. E tra una frase e le frasi che vengono prima, e che le succedono dopo.

L’armonia è la parte logica della scrittura. È l’accordo che chi scrive crea tra le parole di un testo. Perché, se la melodia nasce dalla successione ritmica di suoni diversi, l’armonia si diffonde con il loro risuonare quasi contemporaneo. E a volte ripetitivo. Sì, lo so: la maestra della scuola elementare ti ha insegnato che le ripetizioni non si fanno. Dimenticatelo! Ti ha insegnato una cosa sbagliata. La ripetizione di una parola in un punto preciso di una frase è la capacità di chi scrive di trasformare l’armonia in eufonia. La scrittura in musica.

Così, le persone continueranno a leggere ciò che scrivi se metterai la marcia in più alla tua scrittura. Arriverai a fare sentire a loro il piacere di quel suono se farai della melodia il motore del testo, dell’armonia le ruote su cui le frasi si muovono, del ritmo il cambio di trasmissione delle parole. Con la marcia in più trasferirai il suono generato dalla melodia del motore alle ruote dell’armonia. E lo farai con la selezione – di volta in volta – di un rapporto di trasmissione delle parole differente. Per accelerare dovrai dare alle parole una forza superiore alla resistenza che le parole scritte incontreranno in chi le leggerà: inerzia, attriti, pendenze.

Quindi, non iniziare tutte le frasi nello stesso modo. Sorprendi il lettore con un attacco insolito. Mozart compose la Messa di Requiem con solo 7 note a disposizione. Tu perché hai bisogno di 10.000 parole per scrivere? Sopprimi la cacofonia delle parole morte dell’antilingua che sono lì pronte nell’anticamera della tua testa. Rallenta: accompagna il lettore con la familiarità delle parole di tutti i giorni. La scrittura chiara è fatta con poche parole e tante variazioni. Quindi, varia la lunghezza delle frasi e la lunghezza delle parole nella frase. Varia l’organizzazione delle parole in una frase, non le parole di una frase. E vedrai che il ritmo accompagnerà il lettore alla fine di 10 pagine senza sentire la fatica di avere letto 10 pagine.

Quando il tuo lettore arriva senza accorgersi alla fine del testo vuol dire che il tuo testo ha una marcia in più. Perché hai scelto parole con un suono veloce e parole con un suono lento. Hai spostato le parole e le frasi per trovare il posto migliore a vantaggio del ritmo. Hai accorciato e allungato per alternare velocità e rallentamento. Hai raggiunto la vetta togliendo il respiro. Poi sei sceso in pianura per fare tirare il fiato.

La scrittura non è un lungo filo da ingarbugliare come una matassa. La buona scrittura è come un elastico. Quindi, quando scrivi, tira fuori con le dita diverse misure. E poi componile per l’orecchio del lettore.

Andrea Ingrosso

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