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10 maggio 2016

La scrittura civile della chiarezza.

Fare chiarezza in ciò che scrivi è un tuo dovere, perché tutti hanno il diritto di capire. È lo stato di civiltà che deve assumere la comunicazione della tua azienda quando usi le parole per parlare alle persone.

«Se guardo la massa, non farò mai niente. Se guardo al singolo, mi metto in azione.» Lo ripeteva sempre Madre Teresa di Calcutta a sé stessa quando svolgeva la sua opera di aiuto per i poveri. Anche la scrittura civile può essere un formidabile esempio di filantropia. Quando scrivi pensa all’altro, non a te stesso. Pensa a chi sta al di là della pagina: non trasformare con le parole il foglio dove scrivi in uno specchio per il tuo ego.

La scrittura civile ha una faccia da mostrare, due piedi che camminano e un polso che batte. Metti la faccia in ciò che scrivi: sarà più facile per te sapere dove mettere i piedi e fare sentire che dentro alle parole che usi c’è qualcosa che batte. Non ti preoccupare se così diventi troppo informale o dai troppa confidenza al lettore. Le persone quando leggono aspettano proprio questo dalla scrittura: di vedere una faccia, di sentire i battiti di un polso, di essere accompagnati da due piedi che sanno dove andare. Il lettore sente che le parole che sta leggendo, qualcuno le ha scritte proprio per lui.

Per le persone leggere è come comprare un paio di scarpe: le toccano per sentire la consistenza, le provano per verificare la misura, fanno un po’ di passi per valutare la comodità. Anche quando leggono un testo le persone vogliono toccare con mano . Toccano le parole per sentire se sono vive o morte, le provano per vedere se sono scritte su misura per loro, le pesano per valutare se contengono informazioni utili.

La lingua è uno strumento di identificazione, non di alterazione. Si dovrebbe scrivere per dire qualcosa prendendosi un impegno preciso: fare chiarezza. È il primo rispetto che si deve al lettore. Le parole buttate là, scritte senza sottrarsi al pericolo dell’indifferenza per il loro significato, sconfinano nello stato di inciviltà.

La scrittura civile è come un vetro trasparente: fa vedere chi è l’autore, quello che vuole dire, e dove vuole arrivare. Ecco perché, prima di tutto la scrittura deve avere uno stato civile: deve presentarsi agli occhi del lettore in condizioni di chiarezza. Deve avere un’origine, quella della lingua madre. Deve avere una cittadinanza, quella delle parole vive.

Il modo migliore per tenere vivo l’interesse del lettore in ciò che scrivi è metterti nei suoi panni. Sostantivi, verbi, aggettivi, articoli, segni di interpunzione. La civiltà di una scrittura è la capacità di abbinarli tra di loro come parole ritagliate su misura per il lettore. Confezionarle in abiti civili capaci di fare breccia nelle persone che le leggeranno. Il lettore cerca persone, non uniformi.

Eppure, ogni giorno va in scena all'interno della lingua italiana una guerra civile. La lingua madre che fa chiarezza contro la lingua matrigna usata dalle aziende. Alla base della scrittura ci sono le parole con i piedi per terra. Sono le parole che vivono tra di noi tutti i giorni. In cima ci sono le parole con la testa un po’ per aria. Sono le parole immaginate, quelle che ci fanno salire a bordo e ci tirano su. Al centro ci sono le parole con il polso debole. Sono le parole morte, quelle che ci pesano addosso perché terribilmente vuote. La scrittura civile combatte ogni giorno il centro per potere salire e scendere dalla base alla cima, e dalla cima alla base.

Se c’è una scrittura civile, quindi, è perché esiste purtroppo una scrittura barbara. Ma il cambio di punto di vista ha bisogno di una vista che funzioni, e non di aziende non vedenti che – proprio perché non vedono ciò che scrivono – continuano a scrivere nel mondo in cui scrivono. Quando scrivi pensa a dare al lettore la protezione civile di cui ha bisogno, e che solo la lingua madre può garantire. La manomissione della lingua madre, con frasi che oscurano la sua naturale propensione alla chiarezza, sabota il principio su cui è costruita la civiltà di un paese.

Mettere in mano alle persone una matassa e non uno dei bandoli del filo significa violare la regola delle relazioni di una società civile: la fiducia condivisa nella lingua madre. Perché è questo ciò che hanno in comune le aziende e le persone: le parole. Le persone le cercano per informarsi, le aziende le scrivono per comunicare. Il dovere di quest’ultime è di usarle in modo responsabile, per dire come stanno le cose ai loro lettori. Ecco perché quando devi usare le parole, la scrittura ti mette di fronte a una responsabilità civile: accompagnare lo sguardo del lettore su qualcosa che hai pensato per lui.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di contenuti per le aziende.

© 2017 Mamy

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