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4 ottobre 2016

I racconti del tuo orecchio.

Ci sono due cose che l’orecchio delle persone vuole sentire quando ascolta quello che legge. La dimestichezza che hai quando usi le parole per scrivere ciò che vuoi dire. La chiarezza che metti in ciò che vuoi dire per parlare alle persone a cui scrivi.

Scrivere è avere dimestichezza su ciò che vuoi dire. Riscrivere è fare chiarezza su quello che hai scritto. E più volte riscrivi, più ciò che hai scritto sarà chiaro al lettore. Perché riscrivere trasforma quello che all’inizio era solo alla tua portata, in qualcosa che alla fine è alla portata di tutti.

Ma attenzione. Riscrivere non significa scrivere una versione diversa. Riscrivere significa aggiungere, togliere, accorciare, spezzare, unire la materia prima che hai composto. Quello che devi fare è tirare fuori dalla cacofonia della prima stesura un suono. Il più eufonico possibile. Dargli l’armonia per fluire davanti allo sguardo del lettore. Dargli il ritmo perché rimanga in piedi nella testa del lettore. È il compito che il tuo lato correttore deve svolgere quando riscrivi: riprendere il filo del discorso che il tuo lato scrittore ha perso per strada.

Quindi. Riscrivere un testo 5 volte non è un fallimento. Ogni volta in più che riscrivi il tuo testo è una probabilità in più per trasformare la prima scrittura in buona scrittura. Hai molti amici che ti possono dare una mano a riscrivere. Il più importante in realtà è una coppia di amici: stanno sempre insieme. La voce alta della bocca, l’ascolto attento dell’orecchio. Leggi a voce alta ciò che hai scritto e il tuo orecchio ti dirà che cosa non funziona nel testo. Fidati! È il tuo orecchio. E vedrai che da buon amico ti racconterà un sacco di cose.

Ti racconterà per esempio che nella buona scrittura ci sono vicinanze che uniscono le parole in modo che il senso dell’unione scaturisca sia dal significato delle parole, sia dalla loro vicinanza. E allora il tuo orecchio ti indicherà quali sono le parole da spostare e dove metterle per accorciare o eliminare le distanze. E capirai che a volte la buona scrittura non è la scelta della parola, ma la posizione che hai dato alla parola scelta.

Ti dirà che un testo raggiungerà la chiarezza – e quindi il lettore – se togli, non se aggiungi qualcosa. Ti griderà: prendi quella forbice sul tavolo! E taglia di netto tutte le frasi che non fanno chiarezza. Accorcia la frase lunga in due frasi corte. Elimina le parole che non parlano al lettore.

Ti suggerirà di non innamorarti troppo di una frase che hai scritto. Ti spiegherà che non deve nascere l’amore tra te e il tuo testo, ma dovrà crescere un filo diretto tra te e il lettore. Il tuo orecchio ti imporrà di fare attenzione a ogni singola parola: a sostituire le parole morte con le parole vive. Ti confiderà che un testo non deve essere un cimitero, ma una città piena di vita.

Ti metterà di fronte alla tua responsabilità di autore del testo. Ti ricorderà che ciò che scrivi deve essere credibile, autentico, familiare. Una parola vuota, una frase oscura, un significato gonfiato e perderai la fiducia del lettore. Ti spiegherà che la fiducia del lettore la otterrai se dedicherai il tempo necessario a ogni parola che sceglierai di scrivere. E se con quelle parole costruirai una strada diritta, senza incroci, dossi, deviazioni, rallentamenti per lavori in corso. Il lettore è lì che vuole andare: nel luogo dove ora gli è chiaro lo porterai, perché sei stato capace con le parole di fare chiarezza nel dirglielo.

Ti racconterà che riscrivere è come collaudare un’automobile. Prima di tutto dovrai controllare il motore della frase: il verbo deve essere acceso in forma attiva, non spento in forma passiva. Dovrai verificare le marce: la prima, una frase corta che catturi l’attenzione e ti faccia fare subito strada. La seconda un po’ più lunga e stimoli il lettore ad andare avanti. E poi la terza, la quarta, la quinta che alternano una frase lunga tra più frasi brevi. Mai la retromarcia del previo, del di cui sopra o del succitato.

Dovrai dare un occhio ai freni per evitare che il lettore vada a sbattere. Mettere le virgole perché il lettore non si perda, togliere le congiunzioni e mettere i due punti perché veda la porta di una stanza dove entrare: tagliare la frase e mettere il punto.

Controlla le gomme: non montare sull’auto della tua scrittura parole morte. La loro usura non darà stabilità alla frase. E tieni sempre le mani sul volante: non ti puoi permettere – ora che ce l’hai in mano – di perdere il filo del discorso. Non farti guidare dalle frasi fatte. È la scrittura chiara che ti fa da buona guida.

E rimarrai sbalordito dal tuo orecchio quando ti confiderà che riscrivere un testo non è applicare solo le regole della buona scrittura. Alla fine ti accorgerai che quando riscrivi fai anche le operazioni della matematica.

Fai la sottrazione di avverbi che indeboliscono i verbi, di aggettivi che non danno informazioni. Moltiplichi il senso del testo con il fattore delle metafore per dare al lettore il prodotto delle immagini. Aggiungi quello che a un testo di solito manca: l’organizzazione delle parole per dare una dose di chiarezza in più a quella già data dalla sottrazione. Dividi il testo in frasi brevi o molto brevi, e in frasi meno brevi per alzare il ritmo e il quoziente di leggibilità del testo.

E così, alla fine il tuo orecchio ti svelerà un segreto: che la buona scrittura è come la musica. Un numero finito di parole – composte come le 7 note in uno spartito – daranno un momento infinito al tempo trascorso dal lettore.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di contenuti per le aziende.

© 2017 Mamy

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