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10 dicembre 2016

Leggi di Fisica della scrittura.

Scrivere è fare passare il proprio sguardo attraverso la fessura delle parole. Leggere è fare scorrere il proprio sguardo su quelle fessure. È un incontro di sguardi comunicanti. E complici.

Un corpo immerso nell’acqua riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso dell’acqua spostata. Quando nel 250 a.C. Archimede scrisse una delle leggi fondamentali della Fisica, forse non pensava di scrivere anche una regola della Scrittura.

Quando immergi ciò che vuoi dire nel mare delle parole scritte devi considerare il peso della scrittura che hai scelto per dirlo. Se il peso di ciò che hai scritto supera la spinta che le parole scelte danno alla lettura, la scrittura affonda. E con lei il lettore.

Il corpo delle parole della lingua italiana è nello stato di quiete: il vocabolario. Il suo stato cambia solo se interviene una causa: la scelta che fai della lingua per la tua scrittura. Se scegli la lingua madre, la tua scrittura darà impulso alla lettura che si muoverà con un moto rettilineo e uniforme fino al punto finale. Se scegli la lingua matrigna la tua scrittura si attaccherà alla lettura delle persone con il peso del piombo e la farà cadere dopo poche righe.

La comunicazione delle aziende è un corpo dotato di massa: il corporativismo. È la quantità di materia di cui è fatto: il linguaggio preconfezionato del marketing, contenuto nella forma impersonale della burocrazia, che si perde nel vuoto delle parole morte. La massa esercita sul messaggio scritto una forza attrattiva verso il proprio centro: la forza di gravità aziendale. Ecco perché la scrittura delle aziende cade: perché acquisisce una pesantezza che non la fa rimanere a galla. L’azienda cade nel vuoto della propria scrittura.

Ciò accade quando le opinioni prevalgono sugli accadimenti. Su un totale di 20 pagine scritte per una brochure aziendale o un sito internet, gli accadimenti trovano spazio solo nella mission e nella vision. E così, accade di avere un obiettivo solo per sentire un risultato vicino, e accade di avere uno sguardo soprattutto per vederlo da lontano. Il resto è fatto solo di compensazioni tra il dire e il non dire e di autocelebrazioni tra dirsi leader di mercato e dire i nostri prodotti di eccellenza. Con queste proporzioni è difficile tenere a galla il lettore.

Lo dice chiaramente Ken Follett, uno scrittore che ha tenuto e continua a tenere a galla milioni di lettori. «In un racconto deve accadere qualcosa ogni 2-3 pagine. L’importante è che l’avvenimento cambi la situazione. E che si tenga una cadenza: se lo fai spesso il racconto diventa troppo frenetico. Se invece allunghi i tempi il racconto diventa noioso.»

La cadenza, dunque: l’unità di misura temporale della trama. La struttura narrativa di qualsiasi scritto: un articolo di giornale, una poesia, un saggio, un racconto, un romanzo. Ma anche il tuo comunicato stampa, le pagine del tuo sito internet, i testi per la tua brochure. La trama è il progetto, la scrittura la sua realizzazione con la lingua madre. La lingua fatta di parole vive perché fanno vedere al lettore ciò che dici con le immagini che trasmettono. È il modo più familiare che hai per dire con le parole il pensiero chiaro che hai in testa.

I pensieri contengono che cosa vuoi dire. La lingua madre fa chiarezza con le parole per dirlo. Semplifica ciò che nella testa è ancora oscuro. Organizza nel foglio quello che per il lettore deve essere chiaro. Di fronte alla scrittura chiara di un’azienda le persone possono scegliere. E sceglierla.

Lo dice una legge della Fisica: la legge dei vasi comunicanti. Un liquido contenuto in due o più contenitori che comunicano tra loro, raggiunge lo stesso livello originando un’unica superficie. La scrittura e la lettura sono due fasi di una stessa azione: fare passare un pensiero da una persona a un’altra. La capacità di passare dipende da una caratteristica che deve avere il pensiero: la chiarezza. Più il pensiero del mittente è chiaro, più quel pensiero raggiungerà il destinatario e troverà spazio nella sua testa.

La chiarezza è contagiosa: accompagnerà il pensiero per tutto il suo viaggio, dal contenitore della testa di chi scrive al contenitore della testa di chi legge. Chi pensa chiaro, scriverà con chiarezza. Ed eviterà di scrivere tanto per scrivere. Chi legge una scrittura chiara creerà un pensiero chiaro nella sua testa. E leggerà proprio ciò che voleva leggere.

Perché scrivere è fare passare il proprio sguardo attraverso la fessura delle parole, leggere è fare scorrere il proprio sguardo su quelle fessure. È un incontro di sguardi comunicanti. E complici: quando scrivi non sei solo tu l’autore del testo. Anche la scrittura è autrice di sé stessa. Parla con te, ti dà consigli, ti propone idee. Mentre scrivi, parole e frasi arrivano sul palcoscenico una dopo l’altra: è il tuo inconscio che lavora dietro le quinte del foglio. In un via vai continuo che si interseca con l’andare avanti e indietro lungo il testo.

Così, uno parla, l’altro ascolta. Uno fa una proposta, l’altro ci riflette sopra. Uno agisce, l’altro controlla. Uno si immerge, l’altro gli dà una spinta. E ritorna a galla.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di scrittura per le aziende.

© 2017 Mamy

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