30 novembre 2018

Stati interessanti
Scrittura

Lei non aveva chiamato il 118.

di Andrea Ingrosso

Gli anni continuano a sceglierti. E a sostenerti. A darti il loro consenso. Per loro sei ancora il primario candidato. Nel fisico e nell’intimo. Non hai bisogno di un primario. E nemmeno di un soccorso.

Il suo nome è Julia Flores Colque. Vive a Sacaba, in Bolivia. Mercoledì scorso l’ambulanza del 118 dei primati corre in soccorso della sua vecchiaia e della sua solitudine. Le porta la notizia della sua celebrità planetaria. La sua risposta è pronta come il soccorso: «Non mi interessa». Stare sul tetto del mondo per il numero di anni che sei riuscita a mettere in fila non può essere una ragione di vanto. Nemmeno per una saggia signora che compie 118 anni.

Forse per Julia l’età non esiste. È un’anacronistica costruzione psicologica dell’uomo. Ci sarà un tempo, in cui il tempo non sarà più tempo. Quindi: «perché contare il tempo?», si sarà chiesta. Siamo fatti di miliardi e miliardi di cellule, centinaia e centinai di metri di vene, nervi, arterie e vasi sanguigni, decine e decine di chilogrammi di ossa, di carne, litri di acqua e di sangue. E di quella cosa che è unità, ma non ha misura. Un numero, tre cifre, non ci possono contenere. «Preferisco badare alle mie galline» risponde Julia ai responsabili del libro Guinness dei Primati che volevano attribuirle il record statistico.

Perché il compleanno è come una statistica. Fai un sondaggio allo specchio e una proiezione futura con il sogno. Ma poi è ai numeri che spetta l’ultima parola. Così, più il dato statistico è alto, più è certa la percentuale di gradimento della vita per la tua persona. Dall’elisir dell’urna esce il conforto della comparazione delle cifre. Aumenta la preferenza del tempo per la tua vita in coalizione con l’incremento infinito degli anni della vita.

Il tuo mandato esplorativo è rinnovato. Accetti l’incarico, senza riserve. Ti riservi solo il diritto di sciogliere, durante le consultazioni, i nodi che dividono i popolari movimenti del cuore dalle intellettuali correnti della ragione. Così, potrai formare un governo di larghe intese tra i tuoi prossimi giorni. E il programma del giorno di una giornata all’opposizione potrà accordarsi con i punti programmatici di una giornata favorevole, per elezione.

Perché gli anni ancora continuano a sceglierti. A darti il loro consenso. Per loro sei ancora il primario candidato, nel fisico e nell’intimo. La voce in capitolo di un libro ancora aperto. Del resto, si scrive per organizzare una distrazione, per montare la realtà che ci gira attorno. Per fissare il proprio animo in croce, ma con 4 parole che fanno sentire una voce. Chiara, rotonda nei punti dove gira la chiave, eufonica senza essere euforica, a tratti squillante, mai squillo. Ma soprattutto una voce che ci guarda dritta negli occhi per dirci come stanno le cose.

Se scrivi con la lingua è perché ti riconosci in quel corpo di parole che fa da amplificatore della voce. Ma se scrivi con i linguaggi è perché hai troppi peli sulla lingua che scimmiotta nella giungla delle rockstar digitali. Rifare il verso a qualcuno non significa diventare qualcuno. Illudersi per la promessa di un titolo di copertina da Superclassifica Show non significa che il rock possa essere suonato dappertutto. E che tu diventerai una star. La lingua di Mick Jagger potrebbe rimanere disgustata.

Il gusto per la scrittura invece lo senti dal tempo che passi a suonare in concerto con la disciplina. Autocostrizioni spontanee nell’uso della lingua. Dosaggi farmaceutici nella scelta delle parole. Proporzioni architettoniche nella costruzione delle frasi. Strumentisti di una scrittura vaccinata contro la febbre da palco digitale. E contro le coltivazioni degli abracadabra. Mani prese in prestito dall’ufficio intrattenimento per seminare l’illusionismo arrampicatore sull’albero del social branding.

Si possono accettare i numeri del mago in uno spettacolo della televisione. Ma non si può accettare lo spettacolo di maghi che danno i numeri sulla scrittura. Persuasiva, ipnotica, alchemica, potente, magica, creativa, quantistica. E ora anche rockstar. È la prestidigitazione sulla tastiera dei polpastrelli che trasforma il ticchettìo dei tasti nel fruscìo delle banconote. Scrivere non è vendere. Scrivere è stendere ed estendere. Una parte di te o del prodotto o dell’azienda a ciò che ti sta attorno: le persone.

È una questione di parole stese come i panni ad asciugare. Quando le righe le stende la lingua, il bucato appeso è pulito perché è fatto a mano. La mano del copywriter sa fare il suo detersivo mestiere tra le righe. Quando le righe le stende il linguaggio, il bucato appeso non è pulito perché la sporcizia è scientifica. La manomissione del marketing fa il suo sporco lavoro sopra e sotto le righe del manuale che lo descrive.

Ogni volta che accade l’eclissi totale la Luna con tutta la sua palla entra nel cono d’ombra proiettato dalla Terra. E si oscura. Ogni giorno un’azienda entra nel cono d’ombra proiettato dal marketing. A ogni piano del cono il marketing si frappone tra la scrittura dell’azienda e la chiarezza della lingua italiana. E la oscura. L’uscita di scena della Luna spegne la luce e anche la canea: per un bel po’ di minuti i cani non abbaiano. L’entrata in scena dell’azienda all’ombra del marketing eclissa la scrittura e alimenta lo schiamazzo. Per tutto il giorno il marketing ti corre dietro.

Il marketing non è il migliore amico dell’azienda. Non è fedele chi va con tutti, ma chi nasce con te alla tua nascita: la lingua. Non abbandonarla. Il marketing ne farà un sistema di groppi nella galassia di una matassa. E allora, sciogli la lingua italiana e tieni bene stretto al guinzaglio il linguaggio del marketing. Guai a te se ti scappa in giro nella pagina scritta. Marketing che abbaia, non morde.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di scrittura per le aziende.

© 2018 Mamy

Intervallo pubblicitario.

Un copywriter da prendere al volo. Benvenuto a bordo. In questo corridoio dove ti racconto che cosa posso fare per te. Organizzo la scrittura della tua brochure con parole puntuali per non perdere le coincidenze. Allaccio le cinture di sicurezza tra le frasi del catalogo perché l’attenzione di chi legge non precipiti. Intercetto nel tuo sito internet qualsiasi dirottamento imposto dai linguaggi. A bordo è prevista solo una classe, la lingua. Faccio decollare solo voli di linea diretti al lettore e senza gli scali tecnici delle forme istituzionali. Scelgo solo assistenti di volo capaci di mostrare l’immagine nelle parole di una campagna pubblicitaria. Evito tutti i vuoti d’aria fritta delle parole del marketing. Non inserisco nei post dei social media il pilota automatico della scrittura burocratica. La narrazione del tuo blog sarà ospite di una comunicazione duratura, non passeggera. E così, scrivo perché il racconto della tua azienda sia come tutti i racconti: un viaggio.

Nonostante questo gran da fare rimango sempre in dolce attesa. Mi puoi sempre scrivere. pancione@mamyadv.com

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