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10 novembre 2016

Click, flop, ciak.

Il lettore è come uno spettatore. Quando entra nella tua pagina con un click è come se entrasse al cinema. Osserva il cartellone, paga il biglietto, si accomoda in platea. Prima di spegnere le luci in sala, chiediti se gli farai vedere un film o un flop.

Erano 14 miliardi di anni fa. Una grande esplosione diede origine a tutto quello che ci sta attorno: stelle, sole, pianeti. Ogni cosa si fermò al termine del suo viaggio nello spazio e trovò il proprio posto nell’ordine del cosmo. Quando con il telescopio guardi in alto, ciò che vedi è un film chiamato Firmamento, girato dal Caos e montato dalla Natura.

Il regista dirige le riprese secondo un copione. Ore di scene girate che sono lì nel disordine della pellicola, in attesa di trovare un ordine con il montaggio. Il regista sceglie le scene più riuscite, le taglia in spezzoni e le ricompone in sequenza seguendo la sceneggiatura.

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Nascono in autoclavi, dove l’uomo unisce dosi di vini di cru diversi. Zuccheri e lieviti attivano l’effervescenza. Il vino diventa spumante. E le bollicine messaggere della vocazione di una terra: il Cartizze.

Ogni parola è un’inquadratura: l’immagine scelta nella grande cineteca di immagini girate chiamata dizionario. Leggi Cartizze e immagini una bottiglia. Leggi bicchiere e immagini un contenitore di vetro. Leggi bollicine e immagini un aperitivo.

La scrittura è il montaggio delle inquadrature: la scelta delle parole e la loro composizione secondo la narrazione che vuoi dare al racconto. Puoi scegliere tra migliaia di parole che sono lì nel disordine del dizionario, in attesa di trovare ordine con una frase, di essere organizzate con la scrittura. Se organizzi tra loro le parole, otterrai le scene montate: le frasi della scrittura. Se organizzi tra loro le scene, avrai le sequenze, le parti di testo che formano il racconto.

Un testo è come un film: ogni frase è una scena. Non basta solo girarle: pensarle. Bisogna anche saperle montare: scriverle. Con tagli e passaggi da una scena all'altra. Da una frase all'altra.

Il lettore è come uno spettatore. Quando entra nella tua pagina con un click è come se entrasse al cinema. Osserva il cartellone, paga il biglietto, si accomoda in platea. Prima di spegnere le luci in sala, chiediti che cosa gli farai vedere.

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Beh, se gli fai vedere più o meno questo, chiediti se gli stai facendo vedere un film o un flop. Perché leggere non è scorrere parole che vediamo in fila indiana. Leggere è vedere immagini attraverso la fessura delle parole scritte. È quello lo schermo.

Troppe invece sono le aziende che fanno vedere al lettore parole, ma non immagini. E allora, quando digiti i tasti per scrivere un testo che parla della tua azienda, prova a pensare che sotto le dita hai una videocamera e non la tastiera di un computer. E che le pressioni dei polpastrelli sono il ciak per produrre immagini e non solo per scrivere parole.

È la telecamera che, guidata dall’occhio del regista, guida gli occhi degli spettatori nella storia del film. È la scrittura che, guidata dal tuo sguardo, guida gli sguardi dei lettori nella narrazione del racconto della tua azienda o del tuo prodotto. I tipi di ripresa ti aiuteranno a usare la scrittura come una telecamera per creare diversi punti di vista di scrittura.

1. Vista aerea. La scrittura inquadra dall’alto il soggetto per dare al lettore una visione d’insieme, la più larga possibile nel tempo e nello spazio. «Che cos’è la vera comodità? Essere ovunque vuoi essere, nei momenti che hai a disposizione. Andare quando andare è ciò che desideri. Fermarti quando fermarti è l’unica cosa che devi fare. E poi girare, immetterti, sorpassare, parcheggiare. Farlo per la tua sicurezza. E di conseguenza per quella degli altri.»

2. Campo totale. La scrittura inquadra da dietro per catturare il contesto e descrivere il mondo in cui il lettore sta per entrare. «Design con stile: curve morbide e armonie di linee. Assetto di carattere: si impone sulla strada, in ogni viaggio. Unica, ma condivisibile: dall’anteriore al posteriore, dal tetto al battistrada».

3. Distanza media. La telecamera della scrittura si avvicina al soggetto per vedere i protagonisti e le loro relazioni. «Concentrata sulla forma del design e nella sostanza della tecnica. Piena di contenuti tecnologici e con tanta voglia di affrontare la strada. Con i cerchi in lega leggera che girano grazie ai briosi motori TSI e TDI. E l’assetto dinamico WSY compatibile con il sistema di bloccaggio elettronico per la migliore trazione possibile».

4. Primo piano. La scrittura si mette di fronte al soggetto per rilevare il carattere, i dettagli, i materiali, l’intera offerta di emozioni. «Comodità vuol dire ospitalità, in ogni particolare. I rivestimenti in tessuti ricercati o in morbida pelle. Il volante ergonomico a 3 razze in armonia con le bocchette di areazione. Il cambio sportivo a doppia frizione, per innesti rapidi e spinte vertiginose».

5. Primo piano estremo. La scrittura si fa chirurgica per rivelare un particolare importante, altrimenti invisibile. «La centralina del motore calcola la quantità di carburante da iniettare e il punto d’accensione sulla base della potenza comandata mentre guidi».

Allunghi, accorci, ti avvicini, ti allontani, entri dentro, giri attorno. La scena è la base della scrittura. È la realtà del tempo e dello spazio dove fai entrare il tuo lettore. Quando scrivi, tieni d’occhio la distanza che metti tra te e lui.

Perché quello che il lettore guadagna dalla scena non è l’informazione, ma l’esperienza. Era là. È lì. Sarà laggiù. La tua scrittura dovrebbe fargli dimenticare che mentre legge è davanti al tuo foglio bianco pieno di parole prese dalla cineteca chiamata Dizionario.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di contenuti per le aziende.

© 2017 Mamy

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