13 maggio 2019

Pancione
Lavoro

Un verbo in cerca di lavoro.

di Andrea Ingrosso

Nessuno dovrebbe accettare di essere cercato con la parola cercasi. Non è un lavoro umano cercare le persone con il verbo più impersonale che esista. Se è umana la risorsa ricercata anche l'annuncio di ricerca dovrebbe avere tracce di frequenza cardiaca. E segni di attività cerebrale.

Lavorare chiede alle aziende un uso più transitivo del verbo. È il legittimo diritto del lavoro di avere un fine, non solo un modo sulla pagina. Di avere un soggetto al lavoro che fa e un posto di lavoro che gli riconosce i meriti. Perché non è il lavoro che nobilita l’uomo, ma è l’uomo che nobilita il lavoro.

Lavorare chiede alle aziende un lavoro meno fondato sull’articolo e più sull’annuncio. È il sacrosanto diritto del lavoratore di leggere parole che gli parlano senza risparmi in fatica di scrivere. Perché è la scrittura che nobilita il lavoro, non le parole di un festival. Panel, sold out, diversity, asset, tone of voice, marketer, digital transformation, data driven, target, storytelling, funnel: non è questa la formazione che ti aspetti.

Lavorare chiede alle aziende l’uso della risorsa più umana: la lingua materna. Perché nessuno dovrebbe accettare di essere cercato con la parola cercasi. Il verbo è la parola più personale della lingua italiana. Togliere la persona al verbo è una sottrazione che fanno solo i recruiter che di human non hanno nulla.

Lavorare chiede alle aziende di essere come amare: un verbo transitivo. Perché più le aziende staranno lontane dalle coniugazioni impersonali, più avranno fatto la parte che sempre si ritagliano: mettere al centro le persone. E più tu starai vicino alle loro coniugazioni in prima persona, più saranno le probabilità che il lavoro transiti anche dalle tue parti.

E così, da qualche parte sentirai alcuni dire che l’amore è la vita che batte un po’ più forte. Sentirai altri dire che l’amore ha orecchi acutissimi in tutto il corpo, ma poi ragiona come uno stordito. E altri ancora ti diranno che l’amore ha tutti i parametri fisiologici fuori posto, e non smette di fare vita da sbandato.

È l’amore assunto dalle persone nella coppia che sono diventate. Ma è anche la storia d’amore vissuta con la persona che grazie al lavoro sei diventato o diventata. E che racconti con le parole a te più vicine: le parole della narrazione. È la tua selezione più personale. Le parole sono come te: lavoratrici instancabili.

Le assumi nella tua scrittura dopo un colloquio con loro. Ti parlano e tu le ascolti. Tu chiedi e loro ti rispondono. A loro darai un posto di lavoro. Fisso. Niente part-time, caporalati, cococo, a cottimo, interinale, consulenze. In alternativa, è prevista solo la sostituzione per maternità, ma solo perché alla maternità la narrazione è legata con il cordone ombelicale della lingua.

Così, alla fine assumerai le parole che scoppiano di vita e scarterai quelle sgonfie perché morte da tempo. Le prime saranno il filo che tesse la narrazione delle tue storie, le seconde faranno la fila allo sportello dell’ufficio storytelling. È la burocrazia delle parole aziendali separata dalla meritocrazia delle parole personali. Le parole di una storia narrata che si smarcano dalle parole di marca. Il personal telling dal personal branding.

E anche se è sempre più difficile credere alle storie d'amore, il lavoro rimane la storia d’amore più grande. Perché è contro la legge fisica amare fino a un certo punto. L’amore ha bisogno di andare fino in fondo. La superficialità non è mai amabile e l’apparenza di qualsiasi destrezza fa tristezza.

Così, il cuore ama quello che porta a galla solo dopo avere vinto la forza di gravità. Non si accontenta di sapere e basta: vuole conoscere. Andare giù, anche se ci vuole una zavorra per scendere e la risalita lo accompagna con tutti i rischi che comporta farsene una ragione di troppo. Ma questo ci fa convivere bene con la nostra coscienza, prima ancora che con l’altra nostra metà. Anche la metafisica ha la sua legge fisica. Come il lavoro.

Lo nutri ogni giorno con dedizione. Lui cresce genuino e vigoroso. Lo vivi in ogni suo momento con passione. Lui ti ricambia sempre generoso. Gli stai vicino. Sei la sua estensione. Ogni sua competenza prende forma: la tua formazione scende in campo. Il tuo campo.

Da lì inizia la storia con il tuo lavoro. In quello spazio dove tutti ti riconoscono. Trasversale in tutti i momenti della vita, e capace di parlare di te al lettore. E del tuo lavoro a tutti. Nato come tutte le storie d’amore fra i sogni e i loro bisogni. Con uno sguardo che ne disegna il cammino e una lettera che tiene stretta. Una lettera d’amore per il lavoro, non una carrellata di vita fatta per lavoro.

Perché lavorare è il modo migliore di amare la vita. Esprime la tua vocazione: farlo con l’artigianalità del cuore. Non lasci nulla al caso, nemmeno il più piccolo dettaglio. Proprio come ogni grande amore, il lavoro nasce dall’amore che dedichi alle cose più piccole. Ti informi, non smetti di studiare, ti aggiorni. Per fare del tuo lavoro un posto più sicuro e con un piacere in più.

Sapere che tutto quello che fai per il tuo lavoro è in ogni ora di lavoro che hai fatto. Ordinaria. Straordinaria. Fuori orario. Una storia d’amore che supera il tempo e raccontata per quel verbo in cerca di un lavoro. Un verbo scritto con i tempi giusti: finiti, indicativi, presenti. E sostenuto nella frase dalle parole che hai scelto per fare del loro lavoro un lavoro di scrittura.

Un lavoro raccontato con tutti i filtri della lingua.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di scrittura per le aziende.

© 2019 Mamy

Intervallo pubblicitario.

Un copywriter da prendere al volo. Benvenuto a bordo. In questo corridoio dove ti racconto che cosa posso fare per te. Organizzo la scrittura della tua brochure con parole puntuali per non perdere le coincidenze. Allaccio le cinture di sicurezza tra le frasi del catalogo perché l’attenzione di chi legge non precipiti. Intercetto nel tuo sito internet qualsiasi dirottamento imposto dai linguaggi. A bordo è prevista solo una classe, la lingua. Faccio decollare solo voli di linea diretti al lettore e senza gli scali tecnici delle forme istituzionali. Scelgo solo assistenti di volo capaci di mostrare l’immagine nelle parole di una campagna pubblicitaria. Evito tutti i vuoti d’aria fritta delle parole del marketing. Non inserisco nei post dei social media il pilota automatico della scrittura burocratica. La narrazione del tuo blog sarà ospite di una comunicazione duratura, non passeggera. E così, scrivo perché il racconto della tua azienda sia come tutti i racconti: un viaggio.

Nonostante questo gran da fare rimango sempre in dolce attesa. Mi puoi sempre scrivere. pancione@mamyadv.com

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