4 luglio 2019

Pancione
Lavoro

Allegri, ma non troppo.

di Andrea Ingrosso

Una specie di girini gira l’Italia divisa in gironi. Un po’ Facebook all’andata, un po’ Instagram al ritorno, un po’ LinkedIn a metà del lavoro. Sono i dattilografi digitali. Organismi prestidigitatori che si formano nelle acque paludose dei manuali. Tra le pagine depositano la loro massa gelatinosa e quantistica. Numeri di magie a pacchetti: 3 dritte, 8 mosse, 6 trucchi, 4 regole d’oro. È così che crescono con rapidità e sopravvivono alla loro precaria condizione di vita.

Un po’ prodotto confezionato sullo scaffale. Un po’ prodotto fresco al banco gastronomia. Un po’ sottozero nel reparto dei surgelati. Un po’ sottovuoto nel reparto della carne. Un po’ sottocosto nel volantino pubblicitario. Al supermercato del festival branding l’unica cosa che li differenzia è il barcode. La metamorfosi è l’unico modo che hanno di fare sport. E allora, un giorno sono Marketing Assistant, un altro Marketing Strategist. Un giorno sono Seo Specialist, un altro Ceo e basta. Un giorno Coach, un altro Tedx speaker. Un giorno Allegri, ma non troppo.

Girare l’Italia delle professioni è una gara con molti iscritti e tanti vincitori. È l’Italia che gira a vuoto mentre fa il pieno di rockstar digitali. È il personal doping che si esibisce nell’arena del marketing gonfiato. E cattura il consenso di un pollice fuori del pugno per l’ora d’aria prevista, per latitanza ricercata, per evasione digitale o per libertà condizionale.

Alzare il pollice è diventato compulsivo. E sotto i post delle rockstar digitali il disturbo assume la forma della Curva Sud. Fare di sé stessi un brand è diventato il più grande spettacolo dopo la Big Babol.

Perché alzare il pollice dà valore alla posizione social nel social, non valore al contenuto pubblicato da chi assume quella posizione nel social media. Calcola il numero di tifosi, non il numero di lettori del testo pubblicato tra le gradinate delle righe. Il pollice alzato rivela – in termini di autenticità del social – quanto un social sia il social dell’autenticità.

Un battito invece è un check-up continuo che rivela quanto è vitale ogni suo colpo. La sua frequenza non può soccombere alla frequentazione quotidiana dei pixel. Perché è questo ciò che ci serve della realtà aumentata. Che cosa i parametri vitali possono fare all’uomo e non che cosa le metriche digitali possono fare al suo profilo. Non siamo qui per misurare ciò che la digitalizzazione fa all’uomo, ma per digitare sui tasti ciò che l’uomo può fare al tempo. Un pollice può fare molto di più che alzarsi in mezzo alla Curva Sud.

Se togli a Cristiano Ronaldo i fondamentali che quelli della Curva Sud amano perché fanno di lui un campione, togli alla parola Ronaldo tutte le immagini che sul campo ci ha regalato. Sapere stoppare la palla, incollarla al piede, nasconderla e mostrarla, nasconderla e mostrarla, nasconderla e mostrarla, mirare per non svirgolarla, farlo da leader che scippa agli avversari per dare ai tifosi.

Se togli alle parole i fondamentali che ogni annuncio in cerca di candidati deve avere, togli al candidato l’umano che come risorsa deve essere. Uno scippo che continua a essere perdonato e perpetuato. Come la ricerca del candidato con «un’eccellente padronanza nell’uso delle più moderne tecnologie», invece della padronanza della lingua italiana. Il rischio è di lasciare la propria impronta solo sulla tastiera e non sul campo di gioco.

Perché sono sempre di meno le fondamenta dove poggiare i piedi con lo scopo di starci in piedi. E sempre di più sono i piani dove ti fanno salire con l'illusione di montarti la testa sul corpo di un brand. Pasticche di rebrading per rivitalizzare la fisica di un’identità con la chimica di vision e mission. Fialette di personal branding da iniettare nelle frasi per risultare positivi nelle classifiche. Più che un personal branding, un personal doping.

La tua prestazione sulla tastiera trasformerà il ticchettìo dei tasti nel fruscìo delle banconote. Le tue dita danzeranno sulle lettere battute come monete. La tua testa ballerà sopra piedi traballanti. Ma dalla testa ai piedi l'unica sostanza pulita che la società può offrire è la lingua. La sua forma materna è l'unico antidoto permanente ai linguaggi gonfiati dei social. E ogni volta che la lingua trova le parole per esprimersi è una nascita. La creatura prende corpo sulla pagina anche perché la maternità è la materia prima della scrittura. Oltre che la sua ragione d'essere.

E allora, fa’ di te stesso una persona, non un brand. Un brand si prende tutta la fila sullo scaffale. Sta al fresco al banco gastronomia. Prende freddo nel reparto dei surgelati. Sta a ogni costo nel volantino pubblicitario. Una persona invece è tutto quello che ti serve al banco della vita.

Fa’ di te stesso una storia, non un brand. Il brand è una parola appiccicaticcia. Un post-it da staccare e attaccare a seconda del festival di circostanza. La storia invece è un posto pieno di vita. E da quel posto la storia ti porta dappertutto. Al ballo con le scarpette di vetro. Dentro il ventre di una balena. Davanti allo specchio magico del reame. Sotto lo sguardo di una maschera nera. Tra le tigri di Mompracem.

Fa’ di te stesso un lavoro, non un brand. Al supermercato del festival branding l’unica cosa che rimane impressa è il barcode. Un lavoro invece incide il percorso della tua vita. E ogni volta che vai su quella strada incontri la persona più importante. La persona che –senza un brand in sovraimpressione – sei diventato. O diventata.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di scrittura per le aziende.

© 2019 Mamy

Intervallo pubblicitario.

Un copywriter da prendere al volo. Benvenuto a bordo. In questo corridoio dove ti racconto che cosa posso fare per te. Organizzo la scrittura della tua brochure con parole puntuali per non perdere le coincidenze. Allaccio le cinture di sicurezza tra le frasi del catalogo perché l’attenzione di chi legge non precipiti. Intercetto nel tuo sito internet qualsiasi dirottamento imposto dai linguaggi. A bordo è prevista solo una classe, la lingua. Faccio decollare solo voli di linea diretti al lettore e senza gli scali tecnici delle forme istituzionali. Scelgo solo assistenti di volo capaci di mostrare l’immagine nelle parole di una campagna pubblicitaria. Evito tutti i vuoti d’aria fritta delle parole del marketing. Non inserisco nei post dei social media il pilota automatico della scrittura burocratica. La narrazione del tuo blog sarà ospite di una comunicazione duratura, non passeggera. E così, scrivo perché il racconto della tua azienda sia come tutti i racconti: un viaggio.

Nonostante questo gran da fare rimango sempre in dolce attesa. Mi puoi sempre scrivere. pancione@mamyadv.com

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