Nikola Tesla.
L'uomo senza fili.

Farsi delle amicizie che contano come viene inteso in certi ambienti non è nelle sue corde. I piccioni sono gli unici amici che ha. Li nutre con lo stesso amore materno che riserva alla scienza quando è al lavoro. I suoi ritmi sono insostenibili. Per questo lavora sempre da solo: nessuno deve sentirsi obbligato a rispettarli. Non ha orari, non fa vacanze. La sua statura fisica e scientifica ha raggiunto altitudini alpine. A ogni evento, attorno a lui un crocchio di donne se lo contende per godersi una sua conversazione. Ma l’autodisciplina che si impone nel lavoro gli vieta di avere una disciplina negli affari di cuore. Alla fine, si isola da tutto e da tutti.

L’unico filo che stende è quello per allacciarsi alla scoperta del mondo. Già a 17 anni immagina invenzioni compiute, ma che ancora non riesce a imbrigliare con i fili del suo sapere. Conosce la matematica come pochi, parla e scrive 9 lingue: al Politecnico di Joanneum a Granz in Austria studia fino a 20 ore al giorno. Sorprende professori e studenti perché si laurea in tempi record. L’ossessione non cambia quando passa dallo studio di ingegneria elettronica e meccanica al lavoro di ingegnere. Lavora su più progetti nello stesso tempo: l’incredulità dei suoi compagni di corso diventa l’invidia dei colleghi della comunità scientifica. Qualcuno gli dà del pazzo e del megalomane. Intanto, lui lavora per diventare Nikola Tesla.

Questo accade perché chi sembra avercela fatta ha strattonato qualche giacca, varcato qualche portone di palazzo, si è fatto buona stampa, ha il cugino introdotto nei poteri forti, è diventato un ingranaggio asservito al sistema. Insomma, tanto mestiere e poche idee possono portarlo in alto, anche se non ha le fondamenta. Si chiama competenza pensile. Ogni giorno traballa sul cornicione in compagnia del timore di essere scoperto e di precipitare. Alla fine, ma sempre troppo tardi, si scopre che la vittima è dalla parte della ragione perché era a tutti gli effetti parte dell’idea: ne aveva la paternità. Così, le idee che fanno la storia vanno avanti lo stesso, e si realizzano. Prima o dopo il loro vero autore – se Dio vuole – le raggiunge.

Quando raggiunge New York ha 28 anni e solo 4 centesimi in tasca. In valigia ha messo un libro di poesie e un manuale di appunti per costruire una macchina volante. In mano tiene la lettera di presentazione dell’inventore Charles Batchellor. «Conosco due grandi uomini. Lei è uno di quelli. Questo giovane è l’altro uomo». Thomas Edison lo accoglie nella sua azienda con l’incarico di potenziare la dinamo a corrente continua. Durante il colloquio Tesla gli illustra le sue idee e riceve la promessa di 50.000 dollari se riesce a realizzarle. Il suo lavoro alla fine frutta a Edison nuovi brevetti molto redditizi. Tesla gli chiede di mantenere quello che aveva promesso, ma in cambio ottiene solo un aumento di 10 dollari a settimana del salario. Lui si licenzia senza pronunciare una parola.

Non teme il periodo di disoccupazione che lo aspetta perché è la sua mente a rimanere un posto di lavoro sempre in piena occupazione. Lì dentro matura il progetto che manderà in corto circuito gli ambienti che contano della scienza. Sostituire la corrente continua con quella alternata diventerà la base per la costruzione sulle cascate del Niagara della prima centrale idroelettrica. Nel giro di pochi anni le linee elettriche porteranno la luce alle strade, ai teatri, alle case, agli uffici, alle aziende di New York. Perché la corrente continua perde potenza all’aumentare della distanza, quella alternata invece raggiunge le distanze più lunghe.

Ma Tesla non si accontenta di 100 chilometri di terra, lui vuole sfruttare tutta la Terra. Nel clima secco di Colorado Springs scopre che il fulmine è un fenomeno vibratorio capace di innescare le onde stazionarie terrestri: possono trasmettere energia elettrica senza fili, senza perdite e a qualunque distanza. Se fosse carica di sufficiente potenza, la Terra si trasformerebbe nel più grande trasmettitore elettrico. Proprio come aveva imbrigliato le cascate del Niagara per trasmettere energia elettrica a oltre 100 chilometri di distanza, ora Tesla vuole imbrigliare la Terra per trasmettere energia elettrica in ogni angolo del mondo.

Inizia così la guerra delle correnti. Rifornire il mondo di elettricità e farlo senza fili significa dare energia gratuita a tutti, ma poco reddito ai capitalisti come Thomas Edison. Per contrastare Tesla arriva a sacrificare la vita di animali, così da fare credere alla gente quanto la corrente alternata sia un pericolo. Lo sviluppo dell’uomo dipende dalle invenzioni, non dalle innovazioni. L’obiettivo dell’invenzione è il dominio della mente sul mondo materiale e non la manipolazione della mente da parte della materia che tiene i conti del mondo. Anche allora come oggi la società non premia le invenzioni utili per tanti, ma quelle più redditizie per pochi.

Quando viene a sapere che deve condividerlo con Thomas Edison, rifiuta il premio Nobel per la Fisica. E quando è Guglielmo Marconi a vincerlo nel 1907 Tesla avvia azioni legali per difendere i suoi 17 brevetti che l’inventore italiano aveva usato in modo illegale. 3 anni prima di Marconi, Tesla aveva dimostrato che il passaggio della corrente elettrica ad alta frequenza attraverso una bobina e un condensatore produce un effetto risonanza a distanza e senza fili. Ma se Tesla pensa a perfezionare con il tempo quell’invenzione, Marconi pensa di farci subito i soldi: mette in commercio la sua radio e sottrae il titolo di inventore a Tesla. Gli verrà riconosciuto solo nel 1944, un anno dopo la sua morte.

Sono ritardi che condizioneranno la sua vita. È il 1916 e Tesla vive in una camera a basso prezzo all’Hotel Waldorf-Astoria di New York: ha un sacco di debiti e di fronte la bancarotta. I suoi finanziatori hanno interrotto il flusso di energia monetaria che dava impulso alle sue ricerche, ma nel frattempo si sono arricchiti del suo lavoro e delle sue scoperte. Le sue idee rimarranno scritte nei taccuini e nei diari per il resto della sua vita segnata da disturbi mentali. Ha l’ossessione del numero 3: crede di dovere camminare per 3 volte attorno a un edificio prima di entrare. Un assist irrinunciabile per gli avversari che ne approfittano per screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica.

Così, quando nella storia sembra arrivare un fuoriclasse capace di trasformare la società e la partita in corso, ecco che puntuale scende in campo la squadra avversaria. È la tattica messa in campo da pochi furbi e facoltosi, che dalla stanza dei bottoni manovrano i fili sul terreno di gioco e la gente sugli spalti abbottonata nelle proprie paure, e sbottonata verso la propria deriva.

La deriva di Nikola Tesla non sarà molto diversa. Morirà solo, povero e con debiti ancora da pagare. I suoi articoli, i suoi progetti e le sue proprietà saranno confiscati dall’Fbi. La comunità scientifica gli dedicherà l’unità di misura dell’induzione magnetica: il tesla. Sarà ricordato per il suo lavoro in campo magnetico, per l’invenzione della corrente alternata e per il nome di un brand americano che viaggia a bordo di un’automobile elettrica.

Andrea Ingrosso

Copywriter – Autore di scrittura per le aziende.

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