7 dicembre 2018

Editing
Riscrivere per pubblicare.

Editor, il sarto della scrittura.

di Andrea Ingrosso

Per dare alla storia che hai scritto la taglia del lettore devi mettere il tuo manoscritto nelle mani di chi ha la stoffa per farlo. Perché la scrittura ha lo stesso obiettivo della cucitura: dare con il taglio la vestibilità alle parole scritte, come alle stoffe cucite.

«Se fosse per te Tolstoj avrebbe scritto solo Guerra senza Pace.» È la battuta più famosa del film Genius. A pronunciarla è Thomas Wolf: chi lo induce a farlo è Max Perkins. Siamo nell’America tra le due guerre, sulla linea del fronte dove si incrocia la contesa tra uno scrittore ambizioso e un editor famoso.

Il film racconta il mestiere più sartoriale della scrittura. Forbice, ago, filo e metro nelle mani dell’editor rimodellano il manoscritto. Lo specchio ha sempre la meglio sulla finestra quando si scrive: il manoscritto è sempre confezionato per la taglia del suo autore.

L’editor smonta il modello e lo rimonta per la taglia di ogni lettore. Taglia le frasi che non parlano, le parti del manoscritto impalpabili. Palpa le parole e se non danno segni di vita, zac! Accorcia e allunga le frasi con il metro dell’orecchio per dare ritmo al testo. Cuce le frasi con nuove misure e apre la finestra per stendere un filo diretto con il lettore. Alla fine, il manoscritto diventa libro.

Così, quello che all’inizio era un vestito che stava bene addosso solo all’autore diventa un abito che calza a pennello addosso al lettore. Tutto quello che del manoscritto era fuori misura dopo la riscrittura dell’editing non c’è più. E quello che è rimasto c’è, ma con nuove misure. Il peso delle parole, la lunghezza delle frasi, la capacità della scrittura di ospitare il lettore. E anche se la rilettura mette in dubbio la scelta di una misura, l’editor sceglie sempre di stare dalla parte del lettore. Dopotutto, è sì il manoscritto dell'autore, ma prima di tutto deve essere scritto per il lettore.

Perché la riscrittura è una questione di misura della distanza tra la scrittura e il lettore. E l’unica persona che sa prendere le misure originali su quello che l’autore ha scritto è l’editor. Tutti gli altri applicano le misure standard usate a dismisura nella speranza che il lettore si adatti.

Sapere inventare storie non significa poi sapere anche raccontarle con le parole scritte alle persone. Un autore può avere una grande capacità di invenzione di una storia, ma poi è sulle parole scelte e sulle frasi cucite addosso alla storia che si misura la sua capacità di raccontarla.

Millequattrocentoventicinque pagine. Guerra e Pace è il romanzo più lungo della storia della letteratura moderna. Dalla battuta iniziale si può capire quanto Thomas Wolf fosse tormentato da Max Perkins e quanto Perkins lo incalzasse. Wolf era uno scrittore incontinente e Perkins lo aiutò a isolare la sua storia dagli oceani di parole alla deriva che sommergevano il manoscritto. A fare venire a galla la storia sommersa tra le terre emerse di parole capaci di raggiungere la riva del lettore.

Max Perkins impiegò molti mesi per convincere Wolf a tagliare più di 1000 pagine del romanzo Angelo, guarda il passato. Resistenze contro suggerimenti, opposizioni contro consigli: a ogni proposta di modifica scoppiava tra i due la discussione. Prima della sua pubblicazione il romanzo fu alleggerito di oltre 90 mila parole. La guerra era finita con buona pace di Thomas Wolf che divenne uno scrittore famoso per mano di Max Perkins.

Perché, come per il vestito fatto a mano, il manoscritto dopo la riscrittura dell’editor indossa i tagli necessari per stare addosso alla taglia del lettore. Perché prima di tutto un abito deve essere capace di ospitare chi lo indossa, come una storia chi la deve leggere. Perché un editor non è uno stilista, ma un sarto: elimina tutti gli stilismi dei linguaggi imbastiti nel manoscritto dall’autore per ricucire la storia con la taglia del lettore. La taglia della lingua.

È così che Max Perkins ha fatto la fortuna di scrittori come Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald e Thomas Wolf. Ci ha messo molto della sua stoffa per tagliare e ricucire, misurare e rifilare il vestito di Hem, l’abito di Scott, l’indumento di Wolf. Ha accorciato le distanze tra quegli autori e i loro lettori. E ha allungato la vita alle storie raccontate nei loro libri.

Così, per dare alla storia che hai scritto la taglia del lettore devi mettere il tuo manoscritto nelle mani di chi ha la stoffa per farlo. Perché la scrittura ha lo stesso obiettivo della cucitura: dare con il taglio la vestibilità alle parole scritte, come alle stoffe cucite.

Andrea Ingrosso

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