anatomia della scrittura

27 novembre 2018

Copywriting
Per una trilogia sulla lingua scritta.

L'anatomia nel cuore della scrittura.

di Andrea Ingrosso

«La scrittura è come il corpo umano: il risultato biologico di un’organizzazione che mette insieme vita sulla Terra come sulla pagina. Ogni organo ha la sua posizione, non la sua posa: per dare all’essere l’umano che lo identifica.»

Dare vita a una pagina bianca significa mettere al mondo una parte di sé. In quello spazio fertile la scrittura aspetta che l’autore le trasmetta la propria anatomia. La scelta delle parole è lo stato più interessante della scrittura. Solo il patrimonio genetico di un proprio vocabolario può concepire la corrispondenza tra la scrittura e tutte le sue possibili varianti.

Così, partorire una scrittura significa infondere l’anima a una pagina: scriverla significa darle un corpo. E solo l’animazione del ritmo lo farà muovere. Perché il ritmo della scrittura collega ogni frase alla frase che la precede prima. E alla frase che la segue dopo. Così, il lettore riuscirà a dirigere il traffico del viavai tra il mondo che abita e il mondo dove la scrittura lo ospita..

Sapere che cosa non fare rappresenta già metà del lavoro fatto. Questo vale in tutti i mestieri. Soprattutto nel mestiere dello scrivere. Perché la scrittura non è un calcolo di addizione, ma un’operazione di sottrazione. Per scrivere più chiaro devi fare a meno.

Devi toglierti di dosso quegli atteggiamenti da cerimoniere di corte, ma che non conducono da nessuna parte. Quella posa in opera di parole che celebrano e autocelebrano, ma che non raccontano la tua azienda. Quell’aria viziata dai linguaggi che ti dai, ma che non dà nessuna possibilità al lettore di respirare.

La scrittura è come il corpo umano: il risultato biologico di un’organizzazione che mette insieme vita sulla Terra come sulla pagina. Ogni organo ha la sua posizione, non la sua posa: per dare all’essere l’umano che lo identifica. E ogni parola ha la sua posizione, non la sua posa: per dare alla scrittura la chiarezza che la fa funzionare.

Dare alla parola una posa e non una posizione significa produrre una scrittura moribonda. Una scrittura che non emette le sue funzioni vitali. Lo stato di coscienza: non parla con le parole che scrive. La frequenza del respiro: ogni frase è una stanza da arieggiare. La circolazione del testo: la lettura si ferma per mancanza del ritmo.

E così, non ti puoi permettere di offrire alla scrittura una vita sedentaria. Devi abbassare l’estro e alzare il ritmo. Perché se il lettore non corre senza interruzioni fino al punto finale, la sua lettura non si muove. E se le parole non scorrono come il sangue nelle vene, la tua scrittura si ferma perché il suo motore non pulsa.

Novantanove mila. Trecentosessanta. Uno dopo l’altro. Corrono, frenano, galoppano, inchiodano, accelerano. Ma non si fermano, mai. Lo fanno ogni giorno: battere nella lingua per combattere i linguaggi. Se stringi il tuo pugno lo puoi anche vedere: lui ha la stessa dimensione della tua mano quando abbraccia sé stessa. Ti tiene sulla Terra e ti porta sulle nuvole.

Avverbi messaggeri ti portano notizie su verbi e aggettivi. Congiunzioni diplomatiche conciliano la scrittura con la tua lettura. Battezza sostantivi con la sostanza di un nome proprio. Anima verbi con civili propositi per farti leggere in sella a un moto rettilineo multiforme. Convoca nella frase aggettivi come parole informate sui fatti.

Così, la vitalità della lingua la riconosci dallo stato interessante della scrittura che prosegue nello stato interessante della lettura. Nelle parole della lingua la nascita continua. Ti tiene sulla pagina e ti porta dal lettore. Il suo cuore è come un forte applauso: ogni volta che scrivi devi conquistarti i suoi battiti.

Perché sono tante le storie che si raccontano sulla scrittura. Ma solo un narratore te la racconta giusta. Ascoltalo! È il tuo orecchio.

Ti racconterà che azienda dinamica è la coppia di parole più scansafatiche della lingua italiana. E ottimizzare è il single più poltrone tra i verbi imbastarditi dagli aggettivi. Ti griderà: alzati da quel divano! E inizia a saltellare sui tasti per correre incontro al lettore con parole purosangue. La lingua madre sempre certa è. Ti spiegherà che fare salotto con le parole costringerà il lettore a fare fagotto a causa della tua scrittura.

Ti suggerirà di non innamorarti troppo di una frase che hai scritto. L’amore è un rapporto esclusivo. Ti ricorderà che il filo galeotto che ti lega alle tue parole non è il filo diretto che devi stendere tra te e il lettore.

Ti avvertirà che ascoltare le rockstar digitali farà di te una persona in meno sulla Terra e un brand in più sullo scaffale del supermercato. Ti consiglierà di continuare ad ascoltare le rockstar musicali: quelle che si trovano come le star a bere del whisky al Roxy bar.

E così, alla fine il tuo orecchio ti farà sentire il suono di una voce: ciò che anima l’anatomia della scrittura è la musica che le sue parole compongono. Strumenti diretti sul foglio dall’autore che diventano componimenti ascoltati sulla pagina dal lettore.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di scrittura per le aziende.

© 2018 Mamy

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