anatomia della scrittura

19 novembre 2018

Copywriting
Per una trilogia sulla lingua scritta.

Anatomia della scrittura.

di Andrea Ingrosso

«Scrivere è fare passare il proprio sguardo attraverso la fessura della parola. Un lavoro manuale che non si impara nei manuali. Ma nei libri. Porta con sé tutto quello che la sua immagine contiene: la scenografia, gli attori, l’azione. È così che la parola viva entra nello sguardo del lettore.»

Se hai bisogno dei linguaggi quando scrivi è perché qualcuno o qualcosa ha rapito la tua lingua. Che poi è la lingua di tutti: la lingua italiana scritta in italiano. E nessuno dovrebbe presentarsi di fronte a una pagina bianca in quello stato: sotto sequestro. Perché il sequestro della lingua è a tutti gli effetti, dalla testa ai piedi, un sequestro di persona. È il tuo stato dell’arte, ma senza costituzione fisica. La libertà invece trova il suo spazio per muoversi nel corpo di una persona, come nel corpo di un testo.

Perché il testo è la tua voce che esce dalle parole scritte con la lingua. Il contesto sei tu che liberi la lingua dal sequestro dei linguaggi. Perché la scrittura è una repubblica democratica fondata sulla lingua. La sovranità sulle parole appartiene a tutti, ma la padronanza della lingua appartiene solo al singolo. È questa la carta costituzionale per stare con le parole che scrivi di fronte a un occhio che ti porta di fronte a tanti occhi. E dentro a tante orecchie.

Perché scrivere è fare passare il proprio sguardo attraverso la fessura della parola. E proprio quando l’occhio del lettore la legge, il suono della parola entra nelle sue orecchie anche con le labbra a riposo. E porta con sé tutto quello che la sua immagine contiene: la scenografia, gli attori, l’azione. È così che la parola viva entra nello sguardo del lettore. È così che la tua scrittura lascia un segno e si fa riconoscere.

Sono creste e solchi. Sono centinaia. Sono uniche. Scorrono in linee parallele che a volte si incontrano. Disegnano un’impronta. Digitano un’identità. Mantenere la propria con i polpastrelli sulla tastiera è impossibile se ti esibisci nell’anonimato delle parole morte. Se non ti liberi dall’anonima sequestri dei linguaggi.

È la lingua l’unico biglietto da visita che puoi esibire: il lettore ti visita tra le parole che hai scelto. Sono la tua identità sulla carta. Perché la scrittura non deve essere solo scrittura: così sarebbe solo una questione grafica. Tipografica. Una spersonalizzazione. Una macchina che disegna lettere. Così, il bianco della pagina diventa lo spazio dove digitare per digitalizzare, non per animare quello che hai scritto. La scrittura diventa una digitazione per la digitalizzazione: per riempire il computer delle persone, non il cervello del lettore.

La scrittura invece deve disegnare la persona che sei proprio come disegni le lettere quando scrivi a mano. La calligrafia diventa la tua scrittura: quelle lettere le hai disegnate tu. Così, con il ticchettìo sui tasti trasmetterai alla pagina chi sei con la scelta che fai delle parole. Non sceglierle a vanvera. Sono il tuo dna digitale. Ogni volta che scrivi devi lasciare la tua impronta.

È il risultato di un lavoro manuale che non si impara nei manuali, ma nei libri. Libri che ti insegnano a fare di te stesso una persona, non un brand. Che ti indicano la strada per diventare un lavoratore normale, non una rockstar digitale. Libri che ti fanno toccare con mano quello che poi la tua mano sulla tastiera sarà capace di fare insieme all’altra mano. A mettere insieme quello che sei con le parole che scegli per opporti alle manomissioni subite ogni giorno dalla lingua italiana.

Se ci siamo evoluti in esseri umani è soprattutto grazie a lui. Al pollice opponibile. In ogni azione si oppone alle sue compagne di presa. La sua maggiore libertà di movimento ha trasformato il terminale di una mano nel principale strumento di un umano. La sua opposizione costruttiva ha cambiato la legge nel parlamento delle dita: una parte anatomica pensile è diventata una parte anatomica prensile. A lui dobbiamo tutta la nostra gratitudine.

A lei invece dobbiamo tutta la nostra attitudine alla scrittura. Se ci siamo purtroppo involuti in esseri incivili è soprattutto a causa dei linguaggi. Burocratico, legale, di marketing, scientifico, informatico, bancario, aziendale, accademico, seo. Ogni giorno la lingua si oppone ai suoi nemici di parola. La sua maternità di lingua madre fa nascere la civiltà della scrittura contro le formule standard delle scritture persuasive, potenti, ipnotiche, creative, efficaci, alchemiche, quantistiche. La sua chiarezza si oppone all’oscuro dei linguaggi e fa presa sul lettore.

Senza il suo pollice una mano non sarebbe una mano. E noi saremmo meno umani. Senza la lingua una scrittura non sarebbe civile. E noi saremmo più barbari.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di scrittura per le aziende.

© 2018 Mamy

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Trilogia sulla lingua scritta.

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