Socialcrazia,
vecchi poteri
per nuovi popoli.

Una volta eri social se il successo di quello che facevi ti rendeva famoso. Oggi sei famoso se fai successo nei social. Per lustrini sulla giacca, per abiti lunghi dove si inciampa e per audience i social sono secondi solo al Festival di Sanremo. Messi a confronto con le istituzioni, i discorsi di fine anno del Presidente appaiono in un botto orecchiabili e scoppiettanti.

Avere successo è un gioco da ragazzi. Non devono nemmeno impegnarsi a pianificare un'alternativa per salire ai piani più alti da dove poi scendono tra la gente come dalla scala dell’Ariston. A loro basta il pianterreno della socialcrazia: lì, il palco è già platea. Le piattaforme digitali sono il piano dove le rockstar digitano sui tasti il proprio pezzo forte: la fiducia in sé stessi da trasmettere come un contagio nella mollezza degli altri. Il loro carisma per nuove caricature ben calibrate dal personal branding che non perde un colpo nella classifica dei consensi.

Per un po' stanno in attesa sul pianerottolo dei webinar che conducono sopra i pollici alzati e su un manuale fresco di stampa che gli rinfresca l'immagine un po' appannata. Poi, la strada è tutta spianata: avranno il popolo dei social tra quelle mani sempre più digitali. Sono risultati liquidi in social sempre più solidi. Sono diventati posti dove la gente che conta nella socialcrazia ci va per stare da sola, ma per farlo ha bisogno di trovarci un po' di compagnia.

A quel punto, alla compagnia che tu gli concedi con il pollice alzato, l’influencer ricambia con la sua compagnia carismatica alla portata di tutti. Si portano dietro più media per farti compagnia: mettono sé stessi in più mezzi per raggiungere il fine. Si raccontano in un blog. Si riassumono in un manuale. Si sbottonano in un video. Passeggiano sul red carpet che l’algoritmo ti srotola sotto il naso.

Su quel tappeto basta che una scarpa poco degna di nota diventi nota nelle piazze della socialcrazia e trovi uno strascico di follower ai suoi piedi che se la contendono a un’asta di deficienza. Così, la gente nel funnel passa dallo stato di utente allo stato di prospect. E dalle Sneaker della boutique alle Sneaker del supermercato.

Sono le conseguenze subite da chi in passato si adeguava ai regimi politici, i veri influencer di un tempo. E questi oggi se la godono perché nuovi popoli si adeguano al loro nuovo regime, il marketing. E a una scarpa influencer. È così che la gente passa la vita a sapere tutto del nulla, e a non sapere nulla di tutto quello che invece conta sapere.

Più che un’edizione limitata della scarpa quella della Lidl sembra una generazione limitata di neuroni. Quando gli uomini non girano secondo gli orologi, gli orologi escono dagli ingranaggi e iniziano a girare secondo gli uomini. Quando gli uomini non girano secondo il marketing, il marketing esce dal piano e inizia a girare secondo gli uomini. Il marketing è proprio uno scarso: ti fa le scarpe con la carestia. E invece di invitare a farti una posizione, ti spinge a prendere posizione. Ad abbandonare le idee per abbracciare le ideologie.

Ma a forza di prendere posizione si finisce per prendere quella sbagliata. Si arriva a prendere quella di un altro: e questo non è bello, dai. Cristo, lui se l’era fatta la sua posizione, e arrivi tu che passi di lì per caso e gliela prendi. Bisognerebbe fare una ferma opposizione a questa dinamica presa di posizione. A questa libera disposizione di prendere le posizioni degli altri così, senza un briciolo di predisposizione, come se si dovesse prendere la decisione di stare da una parte, anche se uno non ci è mai stato. Ci deve andare con le sue gambe, non se l’è scavata sotto i piedi, la posizione. Uno non può prenderla se non se l’è fatta da solo eh, e l’altro dovrebbe prendersela fino in fondo – e senza trattenersi – se gliela prendono, la posizione. Altrimenti, che cosa gli resta se si fa prendere la sua posizione? Beh, è difficile fare anche solo una supposizione.

A molti quest’anno la posizione è rimasta, anche se hanno cambiato postazione. Tutti puntano a rimanere a casa, ma con il lavoro tra le mani. Anzi, sempre più tra le dita, perché sempre più digitale. Eppure, hai passato una vita a farti quella posizione, hai regalato anni ai libri per avere quel posto di lavoro, un ufficio tutto tuo o tra colleghi: su quelli potevi contare. Ora, invece devi contare i minuti che mancano alla fine della lavatrice o quelli che ti separano dalla pausa per iniziare a farti da mangiare.

Stare a casa ti geolocalizza. Hai passato anni a firmare documenti sulla Privacy in banca, in assicurazione, dall’avvocato o dal commercialista, e a negare o autorizzare l’uso dei tuoi dati prima di un acquisto online. E ora con lo smartificio sul lavoro accogli tutti in babbucce già sul pianerottolo.

Se la diffusione del piano B, illustrato dall’influencer che dice di sapere come affrontare la crisi, supera la diffusione del virus studiata dall’epidemiologo che mostra di non sapere come andrà a finire, è l’influencer il vero virus da tenere a distanza. La socialcrazia è il mezzo di trasmissione del contagio. È per questo che leggere un libro di Salinger – per esempio – invece di uno dei tanti manuali offerti dalla socialcrazia ti fa vedere in questi giorni perché con i social al potere la nostra casa è aperta, la porta è senza chiave e ospiti invisibili entrano ed escono.

La digitalizzazione ha dato a tutti l'accesso alla funzionalità «advertising». E la tecnologia ha fornito a tutti la tavoletta con la modalità «campaign, ciak si gira». Tutti ci sentiamo legittimati a trasmettere in mondovisione i consigli per gli acquisti.

C'era una volta invece l'agenzia di pubblicità. Un luogo dove dovevi farti un culo così ( ) prima di potere scrivere qualcosa di comunicazione. O sulla comunicazione. Oggi invece c'è il culo dei social media, dove il marketing scientifico surfa sull’onda del momento. E in un'orgia digitale consuma rapporti giornalieri con la platea di pollici alzati. E senza le precauzioni profilattiche delle competenze.

Oggi, c’è da stare attenti, invece, con Google che vuole farti fuori l'identità, l'iPhone che vuole farti fuori il cervello, Amazon che vuole farti fuori dalla A alla Z, Taffo che vorrebbe farti fuori e basta. Nell’epoca della socialcrazia, il fine del mondo è la fine del mondo.

Andrea Ingrosso

Copywriter – Autore di scrittura per le aziende.

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