15 gennaio 2019

Concezionali
Pittura

Le sottrazioni di Mark.

di Andrea Ingrosso

Le arterie. Le arterie sotto le ascelle. Sottrarsi al passato non gli era più possibile. Prese due lamette e lo recise. È l’ultima sottrazione di Mark, la sottrazione dell’uomo dall’artista. Era il 25 febbraio del 1970. Da quel giorno, l’unica possibilità di ritrovare l’uomo era mettersi di fronte all’artista.

Orange and Yellow. Violet, Black, Orange, Yellow on White and Red. Earth and Green. White over Red. Light Red over Black. Four darks in Red. Red on Maroon. Red and brown. Black on Dark Sienna on Purple. Orange and Red. Red and Pink on Pink. Rust and Blue. Green and Maroon. White over. Blue, Orange, Red. Orange, Red and Red.

10, 12, 14, anche 20 strati di colore sulla tela. E a metà della superficie una linea tra due colori che segna un confine. Da una parte la sua irrisolta propensione all’autodistruzione, dall’altra il suo irrequieto desiderio di creazione. Nulla a che vedere con le linee di Mondrian: Mark vuole fare vedere ben altro. Una separazione. La sua frattura con il mondo.

È incompreso in famiglia, intransigente sulla tela, solitario nella testa, ma è anche insegnante amorevole nelle scuole per bambini, artista dall’ironia nera. Un colore sempre vivo nella tavolozza della personalità di Mark: una forma per sottrarsi da sé stesso e sfuggire almeno per un istante al proprio destino.

Un destino, quello della sottrazione, che lo priva da subito delle sue radici. Quando la sua famiglia si trasferisce da Dvinsk in Lettonia a Portland nell’Oregon Mark è ancora un bambino. Perde troppo presto il padre e troppo presto la fede. Nel 1940 diventa cittadino americano e su suggerimento di un mercante d’arte di New York si sottrae al suo nome di origine: Marcus Rothkovitz diventa Mark Rothko.

«L’acqua è calda a 45 gradi, a 70 è molto calda, a 99 vicina al punto di ebollizione, ma è ancora acqua. Solo a 100 gradi diventa vapore». Così Mark spiega a un amico artista che cosa accade quando ci si sbarazza di tutto ciò che ci tormenta. Quando ci si sottrae a qualcosa che ci impedisce di diventare qualcuno. All’improvviso, ma mai per caso, si diventa qualcos’altro in qualcun altro: l’acqua diventa vapore e ognuno, finalmente, sé stesso.

Eppure, diventa artista non per metodo, ma per caso. È il 1921, siamo a New York, e Mark trascorre le giornate senza un’idea precisa di che cosa vuole fare nella vita. In 2 anni passa dall’Università di Yale, dove vorrebbe diventare avvocato, ai corsi di disegno e pittura di Max Weber, dove ancora non sa che – forse – quella è l’occasione per diventare qualcuno.

Una sera, dopo una lezione, Max lo incoraggia a studiare Cézanne. È l’innesto di qualcosa in quel futuro qualcuno: la consegna della tela come strada da percorrere nella vita per seguire i segnali che via via gli appariranno davanti. L’università, Mark, non la terminerà: inizierà invece per lui, ora che lo ha imboccato, un lungo cammino dove tutto può succedere.

Succede che un giorno incontra un amico che sta seguendo un corso di pittura. Devono eseguire alcuni schizzi di un modello nudo: così, di punto in bianco, Mark decide che quella è la vita che fa per lui. Studia la figura umana, ma osserva che gli artisti della sua generazione la mutilano. Nessuno di loro dipinge una figura umana così come è. Mark rifiuta di fare altrettanto, e sente che deve trovare un’altra via per esprimersi. È un altro segnale che incontra lungo la strada che ha preso.

È il 1947: Mark inizia a disegnare forme astratte. «I miei dipinti sono facciate.» – dirà un giorno – «A volte apro una porta e una finestra, altre volte due porte e due finestre. Si trasmette più forza nel dire poco che nel dire molto».

E così, da quelle porte e da quelle finestre ora aperte, gli americani entrano nell’uomo Rothko. L’uomo, non l’artista. Perché, il riconoscimento internazionale che sta per arrivare lo eleggerà sì a esponente tra i più importanti dell'Avanguardia Americana, ma l’uomo Rothko sarà sempre più avanti dell’artista.

Un uomo che raccoglie e accumula la sostanza viva delle emozioni, di tutti i generi. E che poi ordina nella forma artistica della tela. «L’evoluzione del lavoro di un pittore ha come obiettivo la chiarezza: l’eliminazione di tutti gli ostacoli tra il pittore e l’idea e tra l’idea e l’osservatore. Se il pittore raggiunge questa chiarezza, sarà necessariamente compreso».

Così, in questo artistico lavoro di sottrazione, Mark ci porta là dove ha sempre voluto portarci: oltre la tela. Per farci vedere di che cosa siamo fatti: preoccupazione, sensualità, tensione, ironia, astuzia, speranza. «In un’opera d’arte» – disse una volta – «devono esserci tutti, e quando dipingo un quadro li misuro con molta cura».

Li misuro. Con molta cura. Sono parole di Mark Rothko dello scorso secolo che non possiamo sottrarre alla riflessione sulle parole di oggi, dove tutto è dismisura e assenza di cura. Mark Rothko ci porta a vedere oltre la tela per riconoscerci in quello che la sua arte ci mostra. La cura e la misura delle parole scritte dovrebbe portare il lettore oltre la loro immagine per vedere che cosa hanno dentro.

«Dipingo quadri molto grandi perché voglio essere molto intimo e umano. Dipingere un quadro piccolo significa mettersi fuori dalla propria esperienza. Invece, se il quadro lo fai più grande ci sei dentro».

Alla fine Mark non riesce a sottrarsi da ciò che aveva dentro, quello che per lui era un ingrediente necessario alla pittura: una chiara consapevolezza della morte. È con la nota bruschezza della vita che tutti ne diventano consapevoli quella mattina del 1970, quando lo trovano dissanguato sul pavimento del suo studio, a New York.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di contenuti per le aziende.

© 2019 Mamy

Intervallo pubblicitario.

Un copywriter da prendere al volo. Benvenuto a bordo. In questo corridoio dove ti racconto che cosa posso fare per te. Organizzo la scrittura della tua brochure con parole puntuali per non perdere le coincidenze. Allaccio le cinture di sicurezza tra le frasi del catalogo perché l’attenzione di chi legge non precipiti. Intercetto nel tuo sito internet qualsiasi dirottamento imposto dai linguaggi. A bordo è prevista solo una classe, la lingua. Faccio decollare solo voli di linea diretti al lettore e senza gli scali tecnici delle forme istituzionali. Scelgo solo assistenti di volo capaci di mostrare l’immagine nelle parole di una campagna pubblicitaria. Evito tutti i vuoti d’aria fritta delle parole del marketing. Non inserisco nei post dei social media il pilota automatico della scrittura burocratica. La narrazione del tuo blog sarà ospite di una comunicazione duratura, non passeggera. E così, scrivo perché il racconto della tua azienda sia come tutti i racconti: un viaggio.

Nonostante questo gran da fare rimango sempre in dolce attesa. Mi puoi sempre scrivere. pancione@mamyadv.com

© 2019-2020 Mamy

Contenuti per le aziende.

Copywriting - Narrazione - Editing - Formazione

Vicenza

comunicazione@mamyadv.com

338 5322126