Concezionali >> Pina Bausch

7 marzo 2013

Non è il corpo che danza.

Pina Bausch porta il teatro nella danza. L'anima del copione dentro il corpo di ballo. È una danza recitata: una coreografia della sceneggiatura.

Ogni essere umano ha dentro di sé un curioso strumento che ci aiuta a orientarci nella ricerca di ciò che ci fa stare bene. È il più autentico tra gli istinti dell'uomo. A Wuppertal, un piccolo paese della Germania, viveva una donna in grado di muovere l'ago di quella bussola. E dirigerlo verso la sua persona.

Come gli occhi di tutti sono lo specchio dell'anima di ognuno, così il silenzio di quella donna era davvero il riflesso della parola. Un silenzio fatto di esplorazione penetrante e di quella fiera solitudine, la sola capace di portare un dolore.

Café Müller, Le sacre di printemps, Vollnond. Con queste e altre pièce Pina Bausch porta il dramma del teatro nell’armonica fisicità della danza. L’anima di una sceneggiatura dentro il corpo di ballo. È una danza recitata, dove gesti teatrali e parole sono mirabilmente inserite nell’impianto coreografico.

“Non sono interessata a come si muovono i miei ballerini: mi interessa cosa li fa muovere”. Pina sapeva che dentro l'uomo forte c'è il vero uomo debole.

È dall'uomo debole che può uscire l'uomo forte. Lei stessa era una combinazione di fragilità e forza incredibile. La forza autentica è la debolezza. La vera debolezza è nella forza appariscente.

Pina cercava sempre di tirare fuori il meglio dai suoi ballerini. Li sottoponeva a un faticoso lavoro di ricerca e preparazione. Un processo creativo che partiva dalle domande che Pina faceva loro. E da loro lei si aspettava risposte sottoforma di improvvisazione, parole, movimenti, azioni.

"Il mio lavoro - diceva Pina Bausch - è come un unico, grande pezzo, che nasce a partire dalle domande che più ci premono: si esplora, s'interroga, si guarda all'indietro, si riprende il viaggio".

E questo dovrebbe accadere anche nel nostro lavoro del fare comunicazione. La coreografa domanda esplora, interroga, guarda indietro e disegna i movimenti per il corpo di ballo della comunicazione. Con il necessario aplomb che bilancia e controlla il peso del corpo durante il ballo delle idee, dei concetti, delle intuizioni, delle immaginazioni. Delle progettazioni grafiche.

Ed è così che il mezzo di comunicazione - brochure, sito internet, flyer, catalogo, campagna pubblicitaria - arriva ad avere dentro di sé un curioso strumento che aiuta le persone a orientarsi nella ricerca di ciò che stanno cercando. Informarsi su un prodotto, su un'azienda, su un servizio.

È il più autentico tra i volti che può avere la comunicazione di un'azienda. Nell'immagine coordinata e nella scrittura secondo le regole della lingua italiana va in scena una coreografia comunicativa in grado di muovere l'ago della bussola. E orientare le persone nella geografia di parole e immagini di un'azienda.

Andrea Ingrosso

Copywriter - Autore di contenuti per le aziende.

© 2017 Mamy

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